
VI MOSTRO QUI DI SEGUITO UN ARTICOLO MOLTO INTERESSANTE SULL'INSEGNAMENTO DELLA GEOMETRIA!!!
Insegnare Geometria nella scuola primaria
Berta Martini
La riflessione sull’insegnamento della geometria si colloca all’interno del dibattito che attualmente investe, in forme più o meno aggiornate, la questione dei saperi, della loro scelta e della loro organizzazione all’interno dei percorsi formativi scolastici. Questione, questa, che con accenti diversi riemerge periodicamente, almeno in corrispondenza di interventi riformistici più o meno rifondativi del sistema scolastico, ma che più raramente si traduce in un cambiamento “autentico”, capace cioè di accogliere e soddisfare i bisogni dei soggetti e, al tempo stesso, di sintonizzarsi con il quadro culturale e sociale che tale cambiamento reclama.
Non discuteremo, tuttavia, del “grado di autenticità” del cambiamento in atto quanto, piuttosto, delle istanze che lo reclamano o lo giustificano, cercando di valutarne la portata e di prospettarne gli esiti didattici e formativi.
A questo scopo, articoleremo il discorso lungo due coordinate: quella epistemologica e quella didattica, rappresentative delle istanze corrispondenti, nell’intersezione delle quali, dal nostro punto di vista, si pone il problema della scelta di che cosa e come insegnare e dunque, in particolare, anche la riflessione sull’insegnamento scolastico della geometria.
Le istanze epistemologiche traducono una tendenza di trasformazione nello statuto dei saperi cha a partire dagli anni Sessanta e in corrispondenza del moltiplicarsi dei mezzi di comunicazione e informazione ha investito tutte le scienze (sia naturali, sia umane) connotandole come sistemi dinamici e poliformi, anziché statici e univoci, quasi dogmatici, di conoscenze. In forza di contaminazioni interdisciplinari e assecondando spinte iper-specialistiche i saperi si sono moltiplicati, frammentati, anche, finendo per modificare le idee stesse di “verità”, “oggettività”, “metodo”, “rigore” sulle quali questi erano stati fondati. Il risultato è quello di un’immagine “postmoderna” dei saperi, per dirla con Lyotard , esposti costantemente a ri-definire i propri confini esterni ed interni, i propri metodi e i propri oggetti, cioè, le proprie epistemologie.
Come si riflette, ci chiediamo, l’istanza epistemologica sul sapere scolastico e, in particolare, sull’insegnamento della geometria? Almeno, ci sembra, imponendo alla scuola una necessità: quella di garantire aderenza epistemologica ai saperi oggetto di insegnamento e apprendimento provvedendo ad una loro trasposizione didattica capace di preservarne contemporaneamente il senso culturale e formativo.
D’altra parte, indipendentemente dai destini individuali, la scuola dovrebbe almeno garantire che al termine di un curricolo di studio la geometria sia disponibile come forma di cultura, fra altre possibili, in modo che l’allievo sappia riconoscerla nei prodotti materiali e simbolici della cultura di appartenenza ed assumerla come “punto di vista”, come prospettiva conoscitiva per comprendere e interpretare la realtà. Il tentativo, dunque, è quello di istituire una dialettica tra tradizione e innovazione, tra assetti epistemologici e adeguamenti didattici.